"È Qui. È Ora. Le bellezze prossime venture saranno e devono essere nuove. Io l’ho invitata ad assistere a un rinascimento cristallino; freddo e piatto come un chip; fibre di splendore che luccicano in matrici estetiche al distendersi di un’alba di sodio. Quello che ci tocca e così facendo ci indirizza è ciò che ha un’applicazione. Sento incombere l’arrivo di un’ondata di grande pulizia, un’imminente precisione che già schiuma a tutti gli angoli del significato. Sento l’odore del cambiamento, di un sollievo pagato a caro prezzo come l’odore di muffa che preannuncia la pioggia estiva. Una nuova era è una nuova concezione della bellezza come vasta gamma, non come luogo preciso. Basta con i concetti unioggettivi, le contemplazioni, il caldo respiro di trifoglio, i petti ansimanti, la storia come simbolo, i colossi; basta con l’uomo-pugno alla fronte o palmo al décolleté- inteso come palpitante, scalpitante, surriscaldata Natura, essa stessa a sua volta immaginata come colorata, dotata di forma, carica di odore, attributrice di significato grazie alle sue qualità. Basta con le qualità. Basta con le metafore. Numeri di Gödel, grammatica svincolata dal contesto, automi finiti, funzioni e spettri di correlazione. Non si tratterà più di essere sensibilmente qui, ma casualmente, efficacemente qui. Qui nella maniera più intima possibile. Elettronica al plasma, sistemi su larga scala, amplificazione delle operazioni. Lo ammetto, mi vedo come un esteta del freddo, del nuovo, del giusto, del qui più vero e immacolato. Poissoniamente vario, morficamente denso; pezzi la cui forma, la cui dimensione, le cui caratteristiche e le cui implicazioni possono spandersi come sargassi a partire da una singola relazione strutturata e da un criterio di funzione. Odi in onore di e fatte di Green, Bessel, Legendre, Eigen. Sì, nell’ultimo anno ci sono stati momenti in cui ho dovuto quasi pararmi gli occhi di fronte al riflesso del processore: sono diventato io stesso assioma, linguaggio e regola di formazione, e mi sembra di splendere del fuoco della giustizia come un filamento incandescente."
- David Foster Wallace, La ragazza dai capelli strani

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